|
|
|
Pensioni Enpam: punto zero a 67 anni per tutti
|
07/11/2011
(QUOTIDIANOSANITA.IT) –
Roma - Interventi importanti sulle pensioni dei medici, per garantire la tenuta
dell'Enpam di fronte a due elementi che hanno messo in discussione il sistema:
il progressivo aumento della speranza di vita (che cresce di due mesi ogni
anno) e il cambiamento delle richieste di garanzia in prospettiva, portata da
15 a 30 anni con la Finanziaria 2007.
Di questo si è discusso nella seconda giornata del convegno organizzato a
Roma dall’Enpam, completando il quadro delle proposte di cambiamenti nei
diversi Fondi. Nelle scorse settimane erano state presentate le proposte
relative al Fondo della Medicina Generale e al Fondo della Specialistica
Ambulatoriale, confermate oggi insieme a quelle relative alla cosiddetta Quota
A (contributo obbligatorio pagato da tutti i medici e gli odontoiatri), al
Fondo Quota B (libera professione) e al Fondo specialisti esterni.
Tratto comune a tutti i Fondi sarà lo spostamento del punto zero, cioè dell’età
in cui si può richiedere la pensione di vecchiaia: dagli attuali 65 anni si
arriverà a 67, con un aumento graduale di sei mesi ogni anno a partire dal
2013.
Saranno ritoccate anche le aliquote contributive e i rendimenti, in modo più
consistente per i liberi professionisti.
Occorre ricordare che le proposte di cui si discute hanno davanti ancora un
iter piuttosto lungo prima di diventare operative e potranno dunque essere
ulteriormente modificate. Saranno infatti esaminate dalle Commissioni
consultive dei quattro Fondi Enpam (libera professione, medicina generale,
specialistica ambulatoriale, specialisti esterni), per poi essere votate dal
Consiglio di Amministrazione e dal Consiglio nazionale dell’Ente. Solo dopo il
vaglio dei ministeri vigilanti (Salute, Economia e Lavoro) potranno entrare in
vigore.
Le novità per i libero professionisti
Il Fondo quota B, relativo alla libera professione, oggi conta quasi 152mila
iscritti. Di questi una parte sono liberi professionisti “puri”, e tra questi
molti odontoiatri, mentre gli altri hanno anche forme diverse di attività, per
le quali partecipano ad altri Fondi Enpam.
Attualmente questo Fondo eroga pensioni solo al raggiungimento dell’età di
vecchiaia. Con la riforma, spostata questa età dai 65 ai 67 anni, sarà
possibile però anche per i liberi professionisti scegliere di andare in
pensione prima, a partire dai 58 anni, ovviamente con una decurtazione della
pensione percepita proporzionale all’aspettativa di vita.
Forte la crescita prevista per l’aliquota contributiva: dall’attuale 12,5%
l’aliquota salirà dal 2015 di un punto all’anno, fino a raggiungere il 22% nel
2024. Inoltre il coefficiente di rendimento sarà ridotto da 1,75 a 1,5.
Aumenta anche la quota di redditi libero professionali su cui si pagano i
contributi: mentre oggi si pagava l’intera aliquota solo fino a 54mila euro
all'anno, il tetto si allinea ora a quello previsto dall’Inps, ovvero
93.622 euro. Oltre questa soglia il contributo resta dell'1%.
Per i medici dipendenti verrà mantenuta la possibilità di pagare un’aliquota
fortemente ridotta, che oggi è del 2%.
I contributi obbligatori della Quota
A
Ancora incerti gli interventi sulla contribuzione obbligatoria, quella pagata
da tutti gli oltre
348mila medici in attività, con una quota annuale che varia tra 189 e 1.270
euro, corrispondente a complessivamente a circa un quinto delle entrate
contributive dell’Enpam.
Le ipotesi sono una drastica riduzione dell’aliquota di rendimento, oppure il
passaggio ad un metodo di calcolo contributivo. In entrambi i casi la pensione
prodotta dalla Quota A, che attualmente vale in media quasi 200 euro al mese,
si ridurrà quasi della metà. Restano invece invariate le prestazioni
assistenziali garantite attraverso questa quota, che vanno dall’indennità di
maternità, ai sussidi straordinari in caso di eventi eccezionali, alla pensione
minima garantita (al di là dei contributi versati) in caso di invalidità
permanente.
Specialisti esterni
Il piccolo Fondo degli specialisti esterni è in netta difficoltà, anche perchè
dal 1998 è cambiato il profilo di questi professionisti, non più erogatori in
proprio di prestazioni in convenzione con il Ssn ma necessariamente dipendenti
da società convenzionate, cosa che ha ridotto di molto il flusso contributivo.
Tra le ipotesi all’esame lo scioglimento del Fondo, con il trasferimento degli
iscritti in altre posizioni, o forme trasparenti di sostegno, in vista del suo
naturale esaurimento.
|
|
|